Argentario

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Due sottili tomboli di sabbia collegano alla terraferma il Monte Argentario, e non potrebbe esserci contrasto più netto e affascinante tra le pareti rocciose e selvagge della Punta Telegrafo (635 metri), coperte dalla macchia mediterranea, e la laguna immobile, il canneto silenzioso dove nidificano gli aironi.

La sua macchia fitta e profumata, i limpidi fondali, e le articolate scogliere erano già vivamente apprezzate dai romani che vi costruirono numerose ville a dominio delle baie più belle. Una vocazione che si rinnova oggi nell’attività di centri come Porto Santo Stefano o Porto Ercole, meta privilegiata del turismo internazionale.

Sembra che il nome Argentario derivi dalla lucentezza dei rilievi calcarei del promontorio. Secondo un’altra ipotesi, il toponimo – usato per la prima volta da Rutilio Namaziano nel 416 – farebbe invece riferimento ai Domizi Enobarbi, noti banchieri “argentari”, della Roma imperiale che possedevano queste terre. L’Argentario ha una forma ellittica sporgente 12 km dalla costa e un perimetro di 39 km.

Anticamente isola, fu poi saldato alla terraferma : per accumulo di sabbia si formò prima l’istmo sul quale sorge Orbetello; in un secondo tempo i due tomboli della Giannella e della Feniglia. Interamente montuoso, ha coste generalmente alte e frastagliate, che strapiombano nel mare a ovest e a sud, mentre a nord digradano più dolcemente nell’insenatura di Porto Santo Stefano.

Il manto vegetale è prevalentemente formato da macchia mediterranea (leccio, corbezzolo, pino marittimo)) che a sud lascia il posto alla gariga.

Argentario
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